APPROFONDIMENTI: Il mondo Disney, tra architettura e tavole originali

Il mondo Disney, tra architettura e tavole originali

Intervista a Giacomo Delbene, autore del libro ARCHIDISNEY, in uscita giovedì, e apprezzato collezionista di originali.

Di: DAG | Pubblicato il:26/03/2019


Uscirà giovedì in tutte le librerie italiane “ARCHIDISNEY – Architettura, città, design nell’arte di Floyd Gottfredson”, un interessante volume che analizza il mondo Disney da una prospettiva inedita e mai studiata prima, quella dell’architettura delle sue città.
Autore dell’opera è Giacomo Delbene, architetto e noto collezionista di tavole originali, che ha analizzato oltre 13mila strisce di Floyd Gottfredson.
Il libro sull’artista americano si propone come il primo tassello compiuto di una ricerca avviata da parte dell’autore che intende approfondire il rapporto tra architettura e fumetto, due mondi che, come si scrive nella presentazione del volume, “nell’universo Disney gioiosamente e giocosamente vanno spesso a braccetto”.
ARCHIDISNEY racconta duqnue come e quanto Architettura, Paesaggio e Design abbiano travalicato la sfera del reale per immergersi nel mondo della fantasia, amplificando i potenziali artistici e narrativi delle ambientazioni Disney e contribuendo così a farne un’icona della cultura pop contemporanea.

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Giacomo Delbene, genovese di nascita, è architetto e, stabilitosi da oltre 20 anni a Barcellona, è dottore di ricerca in Scienza dei Servizi per i Trasporti e la Logistica, con specializzazione in Urban Branding e Dinamiche Aggregative dei Sistemi Infrastrutturali. Fondatore dell’agenzia SELF ARQUITECTURA, è stato vincitore di importanti premi in concorsi di progettazione architettonica e urbanistica.
Accosta alla pratica professionale un’intensa attività di ricerca didattica presso facoltà europee ed italiane e, dal punto di vista editoriale ha all’attivo parecchi testi, tra cui “GENO(V)A: developing and rebooting a waterfront city” (Nai Publishers 2003), “Infrascape”, “Critical Barcelona” e “Save Energy” (numeri 79/90/99 della rivista AREA, Motta Editore, 2005-2008), “Four Elements. A landscape project between Art and Architecture” (Actar 2006), “Proyecto BCN” (Ajuntament de Barcelona, 2007), “Barcellona Trasformazioni Contemporanee” (Meltemi, 2007), “Public, Private, Ephemeral. Ceramics in Architecture” (ASCER, 2007) e “Made in GOA, guida alla città ibrida” (Sagep, 2016). 
Oltre che apprezzato architetto, Giacomo è anche un appassionato collezionista di tavole originali che ha focalizzato la sua collezione proprio sul mondo degli autori Disney.
In questa nostra intervista in esclusiva ci faremo raccontare da Giacomo non solo cosa tratta nello specifico il suo libro in uscita, ma gli rivolgeremo anche qualche domanda sulla sua passione per il collezionismo di tavole e di come vede lui il mercato in questo periodo. 

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Allora Giacomo, inizia a raccontarci com’è nata l’idea per questo tuo libro che crea un filo diretto tra le due tue passioni: l’architettura e il mondo Disney.
Che sia un grande appassionato del mondo Disney è cosa risaputa, soprattutto presso i collezionisti ed amici che mi conoscono bene e che, nel corso degli anni, hanno condiviso innumerevoli peripezie per poter assistere ad una mostra nonostante i tanti impegni, oppure per riuscire ad accedere ad una tavola a lungo desiderata e meritevole di essere inclusa in collezione...
Come architetto, ho sempre svolto simultaneamente attività professionale e di ricerca; ho insegnato presso diverse università europee e mantengo un ottimo ricordo del POLIMI, dove sono stato docente per quasi una decina d’anni. Le vicissitudini della vita mi hanno portato a lavorare molto su progetti di branding, cultura ed arte, soprattutto riferiti a policies strategiche e marca Barcelona.
Avendo avuto presto la possibilità di avvicinarmi fattivamente al mondo dell'editoria, ho pubblicato nel corso degli anni diversi volumi in Italia, Spagna e Olanda. La questione è però che, oltre all'architettura ed ai libri, fin da ragazzino sono cresciuto anche in mezzo ai FUMETTI. Per personale passione infatti, fin da quando avevo le braghette corte e volendo calcare le orme del nonno pure lui accanito collezionista(...), ho raccolto albi di tutti i generi, restando tuttavia ancorato come primo amore al fumetto Disney.
Con il trascorrere del tempo, sono poi passato a costruire una solida collezione anche e soprattutto di tavole originali. Essendo un onnivoro di saggistica, qualche anno fa mi resi conto che mancavano dei testi che conducessero in forma sistemica un'indagine sulla dimensione architettonica del fumetto Disney. Il progetto ARCHIDISNEY è il contributo che mi sento di offrire alla comunità di quanti apprezzano il fumetto Disney ed amano l’architettura, sia che essi provengano da un mondo, come dall’altro.
Dato il mio background, è ovvio che il mio approccio ad un’analisi, inclusa questa di ARCHIDISNEY, non possa che essere estremamente aperto a letture anche anticonformistiche dei dati, ma sempre su basi rigorosamente sistemiche e razionali.

Al centro della tua analisi c’è l’opera di una autore che tu ami molto, anche dal punto di vista collezionistico: Floyd Gottfredson.
Parlando di Fumetto Disney, Floyd Gottfredson è senz’ombra di dubbio l’artista da cui ha origine il Topolino eroico le cui avventure bene o male tutti quelli della mia generazione impararammo ad amare da ragazzini. Non era quindi pensabile avviare una ricerca come quella che ci si proponeva intraprendere senza iniziare proprio da lui. Piuttosto, con certo stupore, ma non con totale sorpresa (...), mi accorsi poco a poco che quanto all'inizio avevo prefigurato come un tomo che si sarebbe limitato a compiere un excursus attraverso l'opera di alcuni maestri, si stava invece trasformando in qualcosa di potenzialmente più articolato, di cui il capitolo su Gottfredson avrebbe già di per sè costituito un prodotto godibile. Cominciai quindi ragionare ad una scala maggiore da un lato ed a dare forma compiuta ed in sè fruibile a questo primo tassello dall’altro.   

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Che cosa troveremo di Gottfredson architetto nel libro?
L’analisi del corpus gottfredsoniano ha svelato, a mio parere, cose molto interessanti. Anche in virtù del suo ruolo di iiniziatore del fumetto Disney, in Gottfredson ritroviamo il pioniere che, grazie alla lunga esperienza sulla striscia, dà il meglio di sé accompagnando i vari personaggi, principali e comprimari, nella loro crescita ed evoluzione stilistica, consolidando nel tempo un canone non solamente narrativo, ma anche e soprattutto formale. Al tempo stesso, gli scenari dove hanno luogo le scorribande degli eroi fluttueranno dalle ambientazioni rurali e semplici degli esordi a quelle esotiche, fantastiche o futuristiche degli anni Cinquanta, con dinamismo e ricchezza di dettagli che rifletterà non solo lo slancio creativo dell’autore, ma anche un’eco di quanto stava succedendo nel mondo reale.
Le storie più avventurose ed epiche della produzione gottfredsoniana scollinano di poco i primi anni Quaranta, ma quelle interessanti e affascinanti dal punto di vista architettonico proseguono ben oltre, con la spettacolarità delle ambientazioni che, certamente complice anche il contributo di Walsh, acquisirà maggiore importanza rispetto alla sofisticatezza delle trame.
Il Gottfredson  architetto esprime quindi un’evoluzione che, dopo averlo visto al lavoro fino alla seconda metà degli anni Trenta per rendere solido e credibile un mondo di fantasia e ottenere la necessaria fidelizzazione, ce lo racconta impegnato in virtuosismi il cui ritmo ed eccentricità verranno sempre più incontro all’esigenza di mantenere la presa sul lettore altrimenti deviato dalle incipienti sirene televisive; a fine carriera lo troviamo cronista sui generis dell’evoluzione del gusto architettonico-domestico della società americana contemporanea.  

Che approccio aveva Floyd alla modernità ed al Design domestico?
Per comprendere l’approccio del maestro nei confronti della casa e dei suoi arredi, è davvero fondamentale è una sequenza che possiamo leggere in Monarch of Medioka, in cui l’inaspettato arrivo di una consistente somma di denaro permette a Minnie, Topolino e Pippo di avviare la ristrutturazione delle proprie case. L’approccio di ciascuno di loro al lavoro da farsi è significativo e, ovviamente, conduce a risultati differenti. Per Minnie, la casa: needs a new coat of paint, some fresh wall-paper, new rugs and furniture, and... oh, lots of things! (strip 12-8-1937).
La posizione di Topolino è più pragmatica: I just want it modernized… new plumbing an’ electricity an’ paint an’ wallpaper an’ fixtures an’ all the rest! (strip 14-8-1937).
Pippo infine, incalzato dagli amici ad aggiustare la catapecchia in cui vive e magari ad ampliarla un poco, è quello che più direttamente va al sodo, riconoscendo come la propria dimora sia, in effetti, un’estensione della propria personalità e del proprio modo di essere: Yuh see, this place is so durded homelike! Et jest seems tuh sort o’ suit muh personality! (strip 13-8-1937). 
È dunque legittimo e sacrosanto che, fatte salve le innovazioni offerte (quando non imposte) dal mercato, ognuno si senta libero di arredare casa propria come meglio crede.

Il libro dove potrà essere acquistato?
Dovrebbe essere disponibile in tutte le librerie e le grandi distribuzioni, ivi compresi ovviamente i grandi shop online come Amazon, Ibs et affini... 

Passiamo ora ad analizzare l’altra tua passione, quella del collezionismo di tavole originali. Innanzitutto raccontaci come è nata. Quali sono state le prime tavole che hai comprato?
Lo rammento come se fosse oggi ... Comprai le mie prime tavole circa 25 anni fa, dall’indimenticabile Silvano Scotto, figura storica del collezionismo italiano. Si trattava di alcune pagine di Dylan Dog - della Morgana di Stano – e di alcune tavole di una storia Disney disegnata da Giuseppe Perego che ricordavo benissimo dalle mie letture d’infanzia: Zio Paperone e il pugno di pietra, di Perego e Cimino, pubblicata per la prima volta su Topolino libretto num. 846 del 1972.  

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Su quali autori e settori hai focalizzato la tua collezione?
Avendo vissuto così a lungo all’estero, a parte durante gli ultimi anni, non ho potuto purtroppo avere facilità d’accesso alle fiere di settore italiane. Consequenzialmente, non ho potuto “mordere” come mi sarebbe piaciuto durante anni che sono stati importanti per il consolidamento di parecchie collezioni di tavole originali. Tuttavia, questa prospettiva eccentrica, parzialmente esterna, mi ha forse concesso un po’ più di razionalità al momento di impostare sul serio la collezione, quando si è trattato di farle prendere una direzione piuttosto che un’altra. Puntualizzo che per me, per quanto possibile, è fondamentale poter godere della vista dei pezzi della collezione. Fatte salve quindi tutte le precauzioni relative alla corretta conservazione degli originali, faccio molta fatica a condividere la posizione di chi conserva tutte le proprie tavole chiuse nei cassetti, piuttosto che incorniciate sulla parete di casa.
Diciamo che, oltre al mondo Disney, ho una grande passione soprattutto per le strip sindacate e per parecchi personaggi Bonelli nella loro produzione storica. Amo Winsor McCay, ma anche Frank King. Sono un grande fan di David Petersen. 

Hai sicuramente una delle collezioni Disney più belle ed importanti che ci sono in Italia. Ci sveli quali sono i pezzi a cui tieni di più?
Tra i pezzi cui sono più legato vi sono certamente una strip di Gottfredson del ’37 e una pagina dell’amato Inferno di Topolino, entrambe andate esposte nella bella mostra che si è recentemente chiusa a Desenzano per celebrare i 90 anni del Topo. Ce ne sono però anche altri, opera di artisti Disney giovani e ruspanti, oltre che di storici maestri, cui tengo allo stesso modo.   

Extra Disney invece quali sono gli originali di cui sei più orgoglioso di possedere?
Più che orgoglio, almeno nel mio caso bisognerebbe parlare di affezionamento ai disegni, per averli conseguiti, dopo averli a lungo cercati. Si tratta di due pezzi per me molto particolari, una rarissima dedicace di Winsor McCay che ritrare l’Harlequin firmata sia Winsor McCay che Silas, e la pagina dell’Eternauta di Francisco Solano Lopez e Héctor Germán Oesterheld in cui il protagonista si presenta, la  numero 3 della storia. Il primo pezzo lo acquistai diversi anni fa, mentre il secondo è un’acquisizione relativamente recente, grazie alla disponibilità di un amico che ha accettato di privarsene. Gli sarò sempre riconoscente per ciò.

E invece quali sono stati gli originali che ti sei lasciato sfuggire e poi ti sei pentito di non aver comprato?
Ufff! Ce ne sono molti, di originali che in un modo o nell’altro mi sono scivolati fra le mani senza poter essere acchiappati. Alcuni li ho pure regalati, ben sapendo che mi stavo privando di qualcosa cui tenevo ed il cui possesso avrei successivamente invidiato al nuovo proprietario. Ma se si regala qualcosa, penso sia più giusto regalare qualcosa a cui si tiene veramente, non un doppione o un qualcosa di prescindibile. Lì sta il valore del gesto.
Tra gli aneddoti, ricordo invece anni fa una title page pazzesca di Byrne che era stata messa su Ebay per un paio di centinaia di dollari. C’era l’opzione per procedere all’acquisto immediato, ma io rimasi talmente stupito dalla proposta che rimasi imbambolato a leggere i dettagli della tavola durante 5 minuti buoni. Risultato: quei 5 minuti furono sufficienti perchè me la soffiassero...   

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Dove preferisci comprare le tue tavole? Privati, dealers o aste?
Un po’ di tutto a seconda delle occasioni e delle disponibilità. Ultimamente, apprezzo molto gli scambi tra amici. Accade che o l’uno o gli altri si abbia pezzi che a volte si possono scambiare con soddisfazione reciproca senza ricorrere al vil denaro. Quando si trova l’accordo, è sempre un gran piacere creare situazioni di questo tipo.  

Come vedi in questo momento il mercato degli originali a livello internazionale?
Assolutamente maturo per una crescita esponenziale dei valori, purtroppo anche a discapito di veri appassionati e collezionisti che si vedranno estromessi dall’accesso a certo tipo di tavole a causa dei loro proibitivi costi. L’approccio al collezionismo unicamente motivato da considerazioni di tipo patrimoniale e finanziario è, dal mio punto di vista, un disvalore. L’unica cosa buona è che continueranno a fare la propria comparsa nuovi artisti le cui opere, almeno all’inizio, saranno alla portata di tutte le tasche.  

E in Italia?
In parte la tendenza sarà analoga, anche grazie al lavoro di valorizzazione del fumetto come medium di cultura che tanti professionisti stanno portando avanti. L’importante è che la platea degli appassionati veri, ossia quelli che provengono dal mondo del fumetto ed apprezzano la tavola originale nella sua quint’essenza più vera, quale pagina di storia fumettata, piuttosto che sample artistico, o semplice elemento di arredo, continui ad espandersi. Per far questo è necessaria una trattazione dell’oggetto che sia per pensata per tutti i palati, dalle esposizioni di grande spessore contenutistico, alla diffusione di format più “leggeri” e maggiormente esperienziali. 

Come hai visto l’evoluzione del mercato negli ultimi anni?

A parte alcune sorprese ed accelerazioni per taluni autori, divenuti desiderabili nella misura in cui venivano riscoperti, o ripubblicati, mi è sembrato abbastanza prevedibile. La progressiva diffusione delle nuove tecnologie del disegno, oppure la progressiva obsolescenza della componente manuale riferita ad elementi che, all’interno del processo produttivo, possiedono comunque un certo peso nella resa finale della tavola originale – come, ad esempio, l’applicazione del lettering -,  imporranno però nuovi scenari.   

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Che consigli ti sentiresti di dare ad una persona che vuole iniziare adesso a collezionare originali?

Consiglierei di rompere gli indugi ed acquistare una pagina delle proprie serie preferite, non necessariamente dell’autore più importante, o meglio valutato. E di iniziare da tanti piccoli pezzi accessibili, perchè, quasi sempre, all’inizio non ci si conosce a sufficienza ed quindi è meglio procedere a piccoli passi. D’altronde si sa, sbagliando si impara.  


Pensi che il boom che sta attraversando il mercato degli originali durerà a lungo?
Ci sarà una segmentazione, a scaglioni di valore ed a seconda di genere, soggetto ed autori, analogamente a quanto accade tradizionalmente nel mercato dell’arte. Ovviamente, i singoli autori, o le tavole tratte dalle singole collane o personaggi, avranno una longevità mercantile ed un andamento di apprezzamento – o deprezzamento – a seconda di una considerevole quantità di fattori la coscienza dei quali è però importante avere, se si decidesse mai di investire cifre importanti.  

Secondo te le tavole originali sono un buon investimento?

Assolutamtente sì, ma non devono neppure mai cessare di essere un bel piacere.  



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